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Carriera e candidatura25 settembre 20265 min di lettura

Lettera di presentazione: quando serve davvero e come scriverla in 20 minuti

La lettera di presentazione non serve sempre, ma quando conta fa la differenza. Ti spiego quando scriverla davvero e come farlo bene in venti minuti, senza frasi vuote.

Copertina: La lettera di presentazione, quando serve davvero e come scriverla in venti minuti.

Non serve sempre, ma quando serve conta molto

C'è un equivoco diffuso sulla lettera di presentazione: c'è chi pensa sia un passaggio obbligato di ogni candidatura, e chi invece la considera un residuo del passato, inutile ora che esistono i portali online. La verità sta nel mezzo, ed è più semplice di quanto sembri.

Molti annunci non la richiedono affatto, e in quei casi un CV chiaro basta. In altri casi, invece, la lettera resta lo strumento giusto per dire qualcosa che il CV da solo non può dire: perché proprio quel ruolo, perché proprio quell'azienda, cosa ti lega a quella scelta. Il punto non è scriverla sempre, è riconoscere quando vale la pena farlo, e farlo bene.

Quando conviene scriverla davvero

Ci sono situazioni in cui la lettera non è solo utile, è quasi necessaria per essere presi sul serio. In altre resta facoltativa, ma può fare comunque la differenza tra una candidatura uguale a cento altre e una che si nota.

  • quando l'annuncio la chiede espressamente, anche solo come campo facoltativo nel modulo di candidatura
  • quando scrivi una candidatura spontanea, senza un annuncio a cui rispondere: qui la lettera spiega perché stai scrivendo proprio a loro
  • quando il tuo percorso ha un salto che merita una riga di spiegazione, per esempio un cambio di settore o di città
  • quando il ruolo ti interessa davvero e vuoi che si veda, non solo che si presuma dal fatto che hai risposto all'annuncio

L'errore più comune: ripetere il CV con parole diverse

La lettera che funziona peggio è quella che racconta di nuovo, in un linguaggio più disteso, le stesse informazioni già scritte nel CV: date, ruoli, mansioni. Chi legge le ha già viste una volta, e leggerle di nuovo non aggiunge nulla, anzi trasmette l'idea che tu non abbia molto altro da dire.

La lettera serve a un compito diverso dal CV: non elenca cosa hai fatto, spiega perché lo hai fatto e perché vuoi farlo lì. È lo spazio per il contesto e per la motivazione, cose che in un elenco puntato non trovano posto.

La struttura in tre parti

Una lettera di presentazione efficace non ha bisogno di essere lunga. Bastano tre parti brevi, ciascuna con un compito preciso.

  • apertura: chi sei in una riga e perché scrivi, senza formule di cortesia vuote che occupano spazio senza dire nulla
  • corpo centrale: il collegamento tra quello che sai fare e quello che chiede il ruolo, con un esempio concreto invece di un aggettivo generico
  • chiusura: una riga che ribadisce l'interesse per quel ruolo specifico e invita al passo successivo, per esempio un colloquio

Come scriverla in venti minuti, passo per passo

Non serve un pomeriggio intero per scrivere una buona lettera. Con un metodo chiaro bastano venti minuti, distribuiti così.

  • cinque minuti: rileggi l'annuncio e segna due o tre elementi che chiede davvero, non tutto l'elenco
  • cinque minuti: scegli un episodio concreto della tua esperienza che dimostra uno di quegli elementi, non solo lo afferma
  • cinque minuti: scrivi le tre parti di getto, senza fermarti a correggere mentre scrivi
  • cinque minuti: rileggi ad alta voce e togli ogni frase che potrebbe stare identica in qualsiasi altra lettera

Le frasi che è meglio evitare

Alcune espressioni tornano così spesso nelle lettere di presentazione che chi legge non le vede più: scorrono via senza lasciare traccia. Vale la pena riconoscerle, per toglierle dal tuo testo.

  • «sono una persona dinamica e motivata»: non dice nulla che un esempio concreto non dica meglio
  • «mi piacerebbe entrare a far parte del vostro team»: vale per qualsiasi azienda, non dimostra di conoscere questa
  • «come potrete vedere dal mio curriculum»: se lo dice il CV, la lettera non deve ripeterlo
  • «sono sicuro di poter dare un contributo importante»: un'affermazione senza un esempio dietro convince poco

Un esempio, puramente illustrativo

Immagina di candidarti per un ruolo che chiede, tra le altre cose, esperienza nella gestione di più scadenze in parallelo. Invece di scrivere «sono molto organizzato», racconti in una riga o due un episodio reale: un progetto di studio o un lavoro precedente in cui hai tenuto insieme più consegne senza perderne nessuna, e cosa hai fatto in concreto per riuscirci.

Quella riga, breve e specifica, dice più di qualsiasi aggettivo messo lì da solo. Non serve inventare un episodio straordinario: basta uno vero, raccontato con precisione.

Il promemoria in breve

Se vuoi ridurlo all'essenziale, tienilo così.

  • scrivila quando serve davvero: annuncio che la chiede, candidatura spontanea, o un percorso che merita una riga di contesto
  • non ripetere il CV con parole diverse: spiega il perché, non il cosa
  • tre parti bastano: apertura, un esempio concreto, chiusura con l'invito al passo successivo
  • venti minuti bastano, se segui un metodo invece di partire a caso
  • togli le frasi che andrebbero bene in qualsiasi lettera: se calzano ovunque, non dicono nulla su di te

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